Australia, Stati Uniti: cooperazione nel settore della difesa e partnership strategica

Di Elvio Rotondo

L’alleanza tra Australia e Stati Uniti risale alla seconda guerra mondiale. Nel 1951 fu siglato un nuovo patto di sicurezza, denominato ANZUS, tra Australia, Nuova Zelanda e Stati Uniti, con lo scopo di garantire protezione dalla minaccia comunista.

L’alleanza, concepita inizialmente come patto di difesa tra i tre paesi, dopo una disputa fra Nuova Zelanda e Stati Uniti, nel 1984 sul diritto di visita di navi americane equipaggiate con armi nucleari nei porti neozelandesi, cessò di esistere e venne divisa in due alleanze bilaterali: quella tra Australia-Nuova Zelanda e quella tra Australia-Stati Uniti

L’alleanza tra USA e Australia si è rafforzata ulteriormente a seguito degli attentati dell’11 settembre 2001 quando, per la prima volta dalla sua istituzione, fu invocata, dai rispettivi presidenti, la clausola di mutua difesa prevista dal Trattato. Un impegno politico che si è tradotto nella partecipazione delle forze armate australiane nella guerra in Afghanistan prima e in quella in Iraq poi.

Nel novembre 2011, l’Australia e gli Stati Uniti hanno annunciato iniziative per migliorare in modo significativo la cooperazione di difesa. Le iniziative sono un’estensione del già esistente rapporto tra i due paesi e secondo quanto riportato sul sito ufficiale della difesa australiana: l’interesse comune nel promuovere la sicurezza e la stabilità regionale migliora le capacità di entrambe le forze. Attraverso la formazione combinata e una migliore interoperabilità si otterrà una migliore risposta alle emergenze e alle calamità naturali nell’area Indo-Pacifico.

Una cooperazione che prevede la presenza di un numero consistente di militari del Corpo dei Marines degli Stati Uniti, a rotazione, in Australia settentrionale per un periodo di sei mesi (specificatamente aprile – settembre), durante la stagione secca.

Il piano originale era di avere una rotazione nel Territorio di una MAGTF (US Marine Air-Ground Task Force) di circa 2500 persone con una molteplicità di aerei, veicoli ed equipaggiamenti. Il termine ultimo per raggiungere il dispiegamento di 2500 marines sembra essere stato rinviato al 2020.

In Australia, i Marines svolgono una serie di attività di addestramento, compresa la formazione bilaterale con la Forza di Difesa Australiana (ADF) e la formazione indipendente presso le strutture di difesa esistenti.

E’ prevista anche l’Enhanced Air Cooperation (EAC) che si svilupperà nel corso di un certo numero di anni e determinerà un aumento delle rotazioni di elementi della US Air Force in Australia settentrionale. L’iniziativa migliorerà la collaborazione bilaterale e offrirà maggiori opportunità di formazione ed esercitazioni combinate. I dettagli dell’EAC sono in discussione tra i governi australiani e statunitensi.

L’accordo sulla “Forza di postura” permette alle forze USA di avere una presenza in Australia e svolgere esercitazioni operative di sicurezza, esercitazioni interforze e multinazionali, di assistenza umanitaria e di soccorso. L’accordo non permette di avere basi militari americane permanenti in Australia. Le forze Usa saranno ospitate in siti della difesa esistenti, come la caserma Robertson e le basi RAAF presso la Base di Darwin.

Secondo quanto riportato The Sidney Morning Herald, Darwin sarebbe stata scelta per la sua posizione geografica, vista la sua vicinanza allo Stretto di Malacca, il corridoio marittimo più trafficato a livello mondiale, attraverso il quale passa l’80 per cento delle importazioni di petrolio greggio della Cina. Darwin si trova inoltre al di fuori della minaccia missilistica di Pechino, ha cieli a basso traffico per l’addestramento aereo, e si trova in un’enorme area scarsamente popolata adatta per esercitazioni a fuoco.

La rotazione di quest’anno, iniziata nel mese di aprile, includeva circa 1.250 marines americani, un distaccamento di quattro elicotteri Bell UH-1Y Venom e una vasta gamma di equipaggiamenti.

Gli USA e l’Australia condivideranno gli investimenti in infrastrutture nel nord dell’Australia e di altri costi per un valore di più di 2 miliardi di dollari australiani ($ 1.52 miliardi di dollari USA).

Viene da se che la posizione strategica dell’Australia, fra l’Oceano Indiano e l’Oceano Pacifico,  risulta di fondamentale importanza per la stabilità della regione.

Attualmente, le politiche di difesa del governo australiano sono destinate a confrontarsi con il cambiamento del suo ambiente strategico e le mutevoli relazioni tra le nazioni della regione pacifico-asiatica. Il governo australiano si è impegnato con “un significativo aumento di spesa”, annunciato nel Libro Bianco 2016, che traccia un piano di rafforzamento di capacità e di equipaggiamenti fino al 2020, per un importo di 195 miliardi di dollari australiani. Ma l’alleanza con gli Stati Uniti rimane comunque un fattore essenziale per contrastare le crescenti tensioni, controversie, dispute territoriali e mire energetiche nel Mar Cinese Meridionale e Orientale tra la Cina e alcuni paesi, suoi vicini.

Il rafforzamento della partnership strategica con gli Stati Uniti è rivolto all’intensificazione della presenza statunitense nell’area del Pacifico. Dall’Australia le forze americane potrebbero dispiegarsi nel Mar della Cina e nell’Oceano Indiano e sorvegliare efficacemente le linee di comunicazione marittime.  Nel caso le rotte marittime verso l’Australia venissero tagliate o interrotte, i fondamenti della sua economia sarebbero a rischio.

La maggior parte degli Stati asiatici del Pacifico percepiscono positivamente la presenza americana dal punto di vista della sicurezza dell’area, in quanto permette di bilanciare il rafforzamento delle forze armate cinesi, specialmente in quelle aree soggette a controversie territoriali.

Secondo un sondaggio, effettuato nel 2015 dal Lowy Institute, gli australiani sarebbero estremamente favorevoli all’alleanza con gli Stati Uniti. L’80 per cento avrebbe valutato la cosa come “molto” o “abbastanza” importante per la sicurezza australiana.

Con la rotazione dei marines e delle forze aeree USA, l’alleanza militare bilaterale tra Washington e Canberra appare sempre più stretta e potrebbe innervosire non poco la Cina, oggi primo partner commerciale dell’Australia, con scambi bilaterali che ammonterebbero a 109 miliardi di euro annui. Dopo quasi dieci anni di lunghi negoziati, nel giugno dello scorso anno, è stato firmato un accordo di libero scambio, il China-Australia Free Trade Agreement (ChAFTA), che permette di intensificare ed espandere il commercio fra i due partner in diversi settori. La Cina ha tuttavia criticato i voli australiani sulle isole contese nel Mar Cinese Meridionale, con lo scopo di garantire la libertà-di-navigazione.

 

Con l’insediamento del presidente americano neo eletto, Donald Trump, la nuova politica estera degli Stati Uniti potrebbe portare cambiamenti negli assetti strategici di Washington, ma al momento modifiche all’alleanza con l’Australia sembrano alquanto improbabili.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

3 × due =