Inquinamento ambientale: la nuova sfida europea.

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Di Daniel Speratti

L’inquinamento risulta allo stato attuale uno dei maggiori problemi del nostro secolo, la presenza nell’ambiente di qualsiasi agente fisico, chimico o biologico che pregiudichi la salute, la sicurezza e il benessere della popolazione umana, animale e vegetale deve essere perseguito in maniera condivisa da tutte le Nazioni. Sia il progresso tecnologico, lo sfruttamento d’idrocarburi, le nuove politiche sui trasporti, la crescita demografica e fenomeni come il land grabbing e lo sfruttamento intensivo dei terreni agricoli, hanno prodotto un’alterazione dell’ambiente naturale, arrivando al punto di mettere in serio pericolo l’equilibrio biologico della Terra.
Nell’ultima settimana di Novembre è però scattato l’allarme: “In Europa, 467mila morti l’anno per smog e inquinamento”, ha affermato il documento “qualità dell’aria in Europa 2016” pubblicato il mercoledì 23 novembre 2016 dalla EEA -Agenzia Europea per l’Ambiente-. Lo stesso, Hans Bruyninckx, direttore dell’EEA, ha affermato in un comunicato ufficiale che “la riduzione delle emissioni di gas tossici negli ultimi anni ha permesso di migliorare la qualità dell’aria in Europa, ma non abbastanza da evitare danni irreversibili alla salute umana e all’ambiente”.
Nel 2012 l’Italia ha segnato il record europeo di morti premature provocate dall’inquinamento atmosferico. Sono stati 84.400 gli Italiani morti in un anno su un totale di 470mila in tutta Europa. Le città più colpite sono quelle maggiormente industrializzate come Milano, Torino, Roma e Napoli, nelle quali si supera addirittura la soglia massima di emissioni di venticinque microgrammi di gas mortiferi per metro cubo d’aria stabilita stabilita dall’EU. Tra le potenze europee con la maggiore percentuale di morti attribuiti agli effetti dello smog, ricordiamo anche: Germania con 73.400 morti, Francia con 45.120, Regno Unito con 37.930, e Spagna con 23.940 vittime. Dati davvero preoccupanti.
L’UE ha sviluppato nel corso degli anni numerose norme sulla protezione dell’ambiente, tra le quali bisogna evidenziare l’art. 191 (paragrafi 1 e 2) del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE) secondo il quale “la politica dell’Unione in materia ambientale contribuisce a salvaguardare, tutelare, migliorare e proteggere la qualità dell’ambiente e della salute umana. Tale politica è fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione dei danni causati all’ambiente, nonché sul principio chi inquina paga”. Bisogna poi ricordare la Direttiva 75/2010 del 24 novembre 2010 del Parlamento Europeo relativa alle emissioni industriali: questa direttiva ha introdotto un sistema di autorizzazione integrale secondo il quale gli impianti industriali possono operare soltanto se in possesso di un’autorizzazione speciale e devono comunque essere sottoposti a ispezioni periodiche dalle entità competenti. L’argomento di questa Direttiva è stato ampliato anni dopo con la Direttiva 2193/2015 del Parlamento Europeo del 25 novembre 2015, la quale stabilisce all’art. 1 norme per il controllo delle emissioni nell’aria di determinati agenti inquinanti e polveri di combustione, al fine di ridurre i rischi postenziali per la salute umana e per l’ambiente. Tra i diversi documenti in materia ambientale, dobbiamo rammentare anche la Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo del 21 settembre del 2005 che propone una strategia per la riduzione delle emissioni e degli inquinanti principali e il Regolamento 715/2007 del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 giugno 2007 che riguarda la riduzione delle emissioni dei veicoli leggeri, principali fonti d’inquinamento atmosferico.
Nonostante le leggi europee sull’inquinamento ambientale siano fra le più rigorose al mondo, sembrano ancora essere insufficienti, tanto è vero che, dopo la pubblicazione dei dati scientifici dell’ultima settimana, il Parlamento Europeo in seduta plenaria ha approvato con 499 voti a favore, 177 contrari e 28 astensioni, una direttiva che impone limiti più bassi all’emisione di gas tossici nell’atmosfera entro il 2030. Su questa materia si è espresso Karmenu Vella, Commissario europeo sull’ambiente, il quale, facendo appello all’art. 191 paragrafo 4 del TFUE, sostiene che le diverse nazioni EU devono collaborare reciprocamente e con le competenti organizzazioni internazionali per massimizzare l’efficacia delle strategie ambientali.
Tra le diverse contromisure politiche che l’UE intende adottare, il regolamento sul mercurio diventa di vitale importanza. Infatti, le normative esistenti regolano soltanto i momenti dell’estrazione e della produzione, ma non esistono regole riguardo l’esportazione di determinati prodotti con aggiunta di mercurio, l’uso in alcuni processi di frabbricazione e l’utilizzo nell’estrazione dell’oro. In Europa ci sono poi diversi progetti che affrontano il problema dell’impatto che l’inquinamento ambientale ha sulla salute: il programma The Pan-European Programme on Transport, Health and Environment, controllato dalla OMS e dalla United Nations Economic Commission for Europe (UNECE) è uno di essi e promuove lo sviluppo di politiche di trasporto sostenibile e l’utilizzo dei trasporti pubblici rispetto ai veicoli privati per ridurre l’emissione di CO2. Dunque, l’obiettivo a lungo termine che l’UE cerca di raggiungere attraverso la sua legislazione e cooperazione con le autorità internazionali e regionali, sembra essere quello di trovare un livello di qualità dell’aria che non crei rischi alla salute umana e all’ambiente.
È opportuno ricordare che, oltre ai problemi di salute nell’essere umano, l’inquinamento ambientale ha un fortissimo impatto negativo sull’economia dell’UE, alla quale aspetta il compito di adottare le strategie politiche necessarie perché non si trasformi in una vera e propria catastrofe economica. I settori dell’agricoltura e quello dell’allevamento del bestiame sono i principali danneggiati, infatti, l’inquinamento del suolo, dell’aria e delle acque crea diverse malattie nelle piante e negli animali che si traducono in perdite e costi extra per le imprese, le quali sono costrette ad acquistare medicamenti e nutrienti per gli animali e per i terreni danneggiati, e nel peggiore dei casi, ad affidarsi all’importazione, modificando così gli equilibri di mercato già esistenti. Non bisogna però dimenticare che l’inquinamento cagiona grandi perdite alle imprese poiché, con l’ammalarsi dei dipendenti e con la riduzione della mano d’opera, l’attività produttiva dimminuisce esponenzialmente, senza considerare il fatto che le imprese siano obbligate a sostituire i dipendenti e pagarli per i giorni di malattia. Infine, e non per minore importanza, anche il settore del Walfare europeo è fortemente influenzato dagli effetti dell’inquinamento poiché esso provoca un aumento delle spese pubbliche per assistenza sanitaria, ricoveri e cure molto costose, le quali si traducono in un danno economico pari a circa 1.600 miliardi di euro.
L’inquinamento ambientale e atmosferico sono poi causanti di altri meccanismi che incidono fortemente sulla geostrategia e sulla geoeconomia globale. Infatti, le grandi emissioni di C02 e di agenti tossici nell’aria da parte delle industrie, provocano il riscaldamento globale che si traduce nell’aumento della temperatura delle acque e nello scioglimento dei ghiacci dell’Artico, dove secondo l’US Geological Survey World Assessment giace il 25% delle risorse petrolifere mondiali. Inoltre, lo scioglimento dell’Artico si tradurrebbe nella nascita di nuove rotte commerciali per la Cina, Russia, e USA, ridimensionando così i rapporti commerciali e strategici globali esistenti nell’attualità.
Avendo analizzato tutti questi fattori ci rendiamo conto che l’inquinamento ambientale crea meccanismi più complessi di quanto sembrano a prima vista. Infatti, anche il Presidente eletto degli USA Donald J. Trump, il quale all’inizio della sua campagna elettorale pensava che l’inquinamento ambientale e il riscaldamento globale fossero un artificio propagandistico creato dalla Cina per rendere l’industria manifatturiera americana meno competitiva, si rende conto della gravità della situazione. “Penso che i cambiamenti climatici siano legati in qualche modo all’attività degli uomini, c’è una correlazione. Affronteremo la questione senza pregiudizi”, ha dichiarato Trump alla stampa. L’inquinamento ambientale incide dunque fortemente sulla salute di milioni di persone in tutto il mondo e muta radicalmente il tessuto economico e politico della società internazionale. Esso non deve essere sottovalutato.

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