L’Avvicinamento Militare tra Cina ed Iran, all’interno della Silk Road Economic Belt

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Di Valentina Romoli

Il 12 Novembre è stato reso noto che la Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica Islamica dell’Iran hanno firmato un accordo di cooperazione militare che comporterebbe un maggior coordinamento delle politiche bilaterali e il possibile allineamento di Pechino sulle posizioni assunte dal regime iraniano nelle questioni di sicurezza regionale. L’intesa rappresenta, come ha affermato il Ministro della Difesa di Teheran Hossein Dehqan, un: “Upgrade in long-term military and defence cooperation with China”.

I rapporti tra Cina ed Iran si sono progressivamente rafforzati negli ultimi due anni, nel 2014, infatti, per la prima volta nella storia, le marine Cinesi ed Iraniane hanno condotto degli esercizi congiunti nel Golfo Persico, esercitazioni che furono precedute dalla storica visita della Sabalan e della Karg, due navi da guerra battenti bandiera iraniana, nella città portuale di Zhangjiagang del 2013. Inoltre il 15 Ottobre del 2015, il Vice Capo di Stato Maggiore delle Esercito Popolare di Liberazione (PLA), l’ammiraglio Sun Jianguo, ha incontrato il ministro della Difesa della Repubblica Islamica Hossein Dehghan a Teheran per discutere la possibilità di approfondire la cooperazione militare tra i due paesi. L’ ammiraglio, a proposito di questa sua storica visita, ha affermato che lo scopo principale è quello di:”Further promote friendship, deepen cooperation and exchange views with Iran on bilateral ties and issues of mutual concern” ed anche “Promote the preservation and regional peace and stability”. Secondo il China Military Online, Jianguo ha, anche, incontrato la sua controparte iraniana, il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate Iraniane, Hassan Firouzabadi, per discutere i mezzi con i quali migliorare la cooperazione tra i due paesi a livello militare e promuovere le relazioni bilaterali in quel campo.

L’esistenza di questo rapporto non dovrebbe sorprendere in quanto Cina ed Iran hanno mantenuto degli stretti contati per tutti gli anni 80 e 90 del secolo scorso. Nell’ambito di questa relazione Pechino ha aiutato Teheran a rafforzare le sue capacità A2/D2 (Anti Access/ Area Denial) fornendogli: missili balistici e anti navi, per la precisione gli HY-2 “Silkworm”, Mine Navali e Fast Attack Boat di classe Huangfeng. La Repubblica Popolare Cinese ha anche delle importanti competenze tecniche, che sono state fondamentali per la costruzione del Nasr, tanto che uno studio della RAND nel 2012 ha osservato che la tecnologia e il design cinese può essere riscontrato in molte serie missilistiche iraniane, dai missili a corto raggio Oghab e Nazeat a quelli a lungo raggio come i Shahab 3.

Il gigante asiatico ha inoltre offerto la propria assistenza al programma nucleare della repubblica islamica attraverso la formazione di ingegneri iraniani nelle proprie università, e la propria cooperazione nel fornire il know-how necessario a Teheran per migliorare le proprie capacità nel campo dell’esplorazione e dell’estrazione dell’Uranio. Tra il 2000 e il 2002 si è assistita anche alla consegna in mano alla potenza del Golfo di un numero imprecisato di C-14 Catamaran Missile Boats. Secondo la Jamestown Foundation con questo ultimo scambio il rapporto commerciale tra le parti è da considerarsi concluso nel 2005. E se i rapporti diretti tra le due forza armate si sono diradati nel quinquennio successivo, a partire dal 2011 si è assistito ad un imponente inversione di tendenza.

Il riavvicinamento tra le due nazioni si spiega nell’ottica del progetto per la creazione di una Silk Road Economic Belt, la risposta di Xi Jinping al “Pivot to Asia” statunitense. Questa politica ha tre obbiettivi a breve termine ed uno sul lungo periodo: assicurare le importazioni d’energia dall’ Asia Centrale in modo tale da ridurre il rischio di blocco posta dall’attuale situazione, in cui circa il 70% di tale commercio che passa dallo Stretto di Malacca, migliorare l’economia interna alla provincia di Xinjiang così da placare i sentimenti separatisti degli Uighur e, infine, di estendere tale prosperità ai paesi dell’Asia Centrale così da implementare la propria zona di influenza. La fase successiva di questa ambiziosa politica è quella di creare una strada commerciale il più diretta possibile tra la Cina e l’Europa, attraverso la quale Pechino vorrebbe anche tentare di esercitare il proprio Soft Power sui Paesi dell’Ex-Blocco Orientale. Alla luce di questo programma Teheran agli occhi della Repubblica Popolare Cinese possiede un immenso valore geopolitico grazie, sia alla sua posizione geografica, che permetterebbe il collegamento del gigante asiatico al Mar Caspio senza toccare il suolo russo, sia alla sua diffidenza storica nei confronti di Mosca, che, soprattutto, nella regione dell’Asia Centrale è da sempre il grande avversario.

Molti analisti sono concordi nel ritenere che le relazioni si basano su di un rapporto molto pragmatico, impostato sul mutuo beneficio, tuttavia, dato che entrambe le parti possiedono capacità AD-A2,

ulteriori scambi di know-how potrebbero comportare rischi per uno dei nemici storici dell’Iran: gli Stati Uniti, soprattutto se il prossimo presidente deciderà di rispettare le affermazioni rese in campagna elettorale e cercasse di rinegoziare lo storico accordo sul Nucleare Iraniano.

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