Vulnerabilità e sicurezza dei trasporti urbani

randstad

Di Valerio Moneta

La vulnerabilità e la sicurezza dei trasporti sono argomenti di studio fondamentali per coloro che si occupano del settore difesa e sicurezza. I recenti episodi di violenza perpetrati ai danni sia del trasporto pubblico che di quello privato necessitano quindi di uno studio analitico.

A partire dagli anni Novanta, gli attentati nelle metro di Madrid, Londra, Bruxelles, Mosca e Tokyo sono tra gli esempi rimasti più impressi nella memoria dell’opinione pubblica. Le problematiche riguardanti la sicurezza dei trasporti pubblici sono molteplici, e meritano per questo un’analisi approfondita e multidisciplinare. Uno tra tutti è meritevole di menzione: la mancanza di controlli capillari e di filtraggi accurati sui passeggeri. Data la natura dei sistemi di mobilità urbana che trasportano milioni di passeggeri ogni giorno, è sempre più difficile selezionare gli utenti affinché non siano un potenziale pericolo per gli altri cittadini.

I servizi di trasporti rimangono dunque essenzialmente “scoperti” dal punto di vista di una efficace politica di prevenzione e sicurezza, dunque potenziali obiettivi di attacchi terroristici finalizzati a commettere eccidi e scatenare il panico tra la popolazione.

Sebbene alcune misure di protezione siano state prese in considerazione e messe in atto, non risultano così sufficienti ed efficaci da poter scongiurare un pericolo tanto grave. La deterrenza, con la presenza di personale militare armato nelle metro, come abbiamo visto ad esempio nelle stazioni di Roma dopo gli attentati di Parigi e Bruxelles, risulta un metodo funzionale nel breve periodo, specialmente in occasione di grandi eventi e nei periodi in cui il pericolo è più sentito dai cittadini. La presenza di militari avrebbe la funzione di infondere una maggiore sicurezza agli utenti dei trasporti e allo stesso tempo scoraggiare eventuali terroristi ad affrontare un conflitto a fuoco.

La stessa imposizione di controlli più serrati nelle stazioni dei treni o metropolitane, con raggi X, perquisizioni e screening andrebbe in conflitto con un sistema di trasporti oggi sempre più concepito come veloce e aperto.

Conseguentemente agli attacchi al cuore di New York dell’11 settembre 2001, la questione della sicurezza dei trasporti pubblici in tutte le sue dimensioni, è divenuta sicuramente più pressante, anche per le politiche e le misure da adottare per prevenire disastri di tale entità.

Per capire in che modo è possibile quanto meno limitare i danni, cerchiamo di pensare in che modo la sicurezza delle nostre metro, ferrovie e strade potrebbe essere messa in pericolo tramite un attacco, individuandone i punti deboli e le eventuali misure di precauzione e intervento.

Tra le varie azioni che un terrorista potrebbe mettere in campo, riusciamo sicuramente ad individuarne alcune già utilizzate in passato, e che potrebbero essere replicate con delle varianti.

La prima e sicuramente più intuitiva è quella di impadronirsi di un mezzo pubblico per gettarsi sulla folla, come accaduto a Tel Aviv o, con le stesse modalità ma su un camion privato, nella strage di Nizza dello scorso luglio.

Un esemplificativo caso di studio e di riflessione sulla sicurezza dei trasporti privati proviene da un evento accaduto durante la notte dello scorso 7 Novembre. Un pullman della ditta Marozzi è stato fermato da un gruppo di criminali, i quali dopo aver minacciato il conducente, hanno rapinato i passeggeri a bordo del mezzo.

Se questo caso specifico si riferisce a microcriminalità locale, possiamo comprendere quanto sia relativamente agevole per un nucleo terroristico o per un singolo attentatore assalire pullman con ben più gravi conseguenze.

Altro metodo con cui minare la sicurezza dei trasporti, che però presuppone una maggior complessità di pianificazione è l’immissione di gas letali nei condotti di areazione della metro o negli stessi vagoni con i passeggeri; far deragliare i treni del trasporto urbano; far esplodere ordigni dentro le carrozze della metro o nei bus.

Il sistema di trasporti privati a lunga tratta a livello nazionale infatti risulta carente sotto molti punti di vista, riguardo i sistemi di sicurezza e controllo passeggeri. Spesso non vengono effettuate nemmeno le verifiche minime come quella dei documenti dei viaggiatori, per accertarne l’identità. Non esiste controllo bagagli, né un data base dei passeggeri. Solitamente molto affollati nelle tratte più utilizzate, questi convogli risultano facilmente attaccabili, e un’azione congiunta su scala nazionale di azioni terroristiche riuscirebbe facilmente a paralizzare in buona parte il paese e a causare un ingente numero di vittime se si considera che ogni pullman può trasportare fino a 100 persone.

L’intero sistema di trasporti pubblici (bus, treni, metro, pullman, stazioni, terminal, fermate, etc.) è altamente vulnerabile  in caso di utilizzo di attentati realizzati con armi e ordigni, convenzionali e non, e difficilmente potrebbe essere protetto in maniera integrale. Allo stesso tempo questi attacchi sono facilmente eseguibili e consentono ai terroristi di attaccare e fuggire rapidamente con minime perdite.

Le spese per proteggere una quantità di spostamenti che in una metropoli come Roma raggiunge la cifra media di quattro milioni ogni giorno, solo per la rete Atac, è insostenibile. Estendere alle reti metro e bus i sistemi di sicurezza degli aeroporti (ad es. metal detector, perquisizioni, tecnologie in grado di individuare rapidamente materiali esplosivi) è inattuabile.

Inoltre, questo genere di trasporti non può essere permanentemente militarizzato, altrimenti perderebbe alcune sue caratteristiche fondamentali quali l’accessibilità o la capacità di attrazione dei turisti. Eccessivi controlli non eliminerebbero totalmente il rischio di un attentato, in quanto, come è già successo negli aeroporti di Istanbul e Bruxelles, un attacco con armi ed esplosivi può essere eseguito anche all’esterno delle zone dove vengono svolti i controlli e causare numerose vittime.

Questa analisi realistica ci deve portare ad una prima constatazione: il rischio esiste e va accettato e gestito per quello che è.

Per fronteggiarlo in maniera adeguata dovrebbe essere elaborato un piano di prevenzione e gestione delle emergenze basato su alcuni concetti ed elementi chiave: intelligence e capacità di lettura delle situazioni; capacità di dissuasione, deterrenza e scoraggiamento dei terroristi; rete di emergenza (vigili del fuoco, ambulanze, ospedali) per minimizzare il numero delle vittime; preparazione di massa agli attentati, informazione pubblica ed esercitazioni, oltre ad un’accresciuta competenza delle forze di polizia e militari in interventi anti-terrorismo.

Seppure dunque non è possibile escludere l’eventualità di un attentato nei punti nevralgici della quotidianità di una grande metropoli, sono altresì realizzabili a livello delle infrastrutture dei trasporti alcuni accorgimenti che rientrano in una strategia di sicurezza che consentono di far diminuire le possibilità di un evento terroristico.

Parliamo di monitoraggio tv completo delle stazioni e dei mezzi di trasporto, di sistemi di allarme GPS e satellitare, di strutture con vie di evacuazione ben progettate ed illuminazione sufficiente, di strutture di pronto soccorso e di emergenza, di luoghi riparati per proteggere le persone, dell’utilizzo di materiali ignifughi e resistenti, della presenza di personale specializzato per interventi urgenti.

Lo scambio di esperienze e conoscenze fra paesi che hanno purtroppo maturato la terribile prova degli attacchi terroristici in questo settore così delicato, dovrebbe essere ulteriormente implementato.

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