Accordo trilaterale: Russia, Turchia e Iran come garanti della pace Siriana

Di Daniel S. Speratti

Lunedì 19 dicembre, Russia, Turchia e Iran hanno raggiunto un accordo nel vertice realizzato a Mosca per rilanciare il processo di pace in Siria, il cui obiettivo primordiale sarebbe l’estensione del cessate il fuoco in Aleppo a tutto il paese. Infatti, quest’accordo trilaterale nasce come risultato di una collaborazione militare, strutturale e diplomatica nella lotta contro il terrorismo per la liberazione di Aleppo, e dovrebbe dare una nuova spinta al processo politico del paese.

Le potenze regionali hanno deciso di continuare con il piano diplomatico nonostante l’uccisione dell’ambasciatore Russo ad Ankara, Andrey Kárlov, per mani di un poliziotto Turco, cercando così di attenuare la tensione. “Condividiamo l’opinione che la collaborazione con il Presidente Russo Vladimir Putin, principalmente in Siria, rimarrà inalterata. Non lasceremo che le nostre relazioni diplomatiche soffrano danni”, ha detto il mandatario Turco, Recep Tayyip Erdogan in un comunicato ufficiale.

Ai negoziati, avanzati in un primo momento dalla Russia e dalla Turchia, si è poi aggiunto l’Iran, paese chiave nella scacchiera geopolitica regionale, ma Secondo il Capo di Stato Russo, Vladimir Putin, gli accordi sono ancora fragili e necessitano di un’attenzione speciale, ma, allo stesso tempo, sono frutto di un notevole lavoro di squadra dei Ministri della Difesa e degli affari Esteri dei paesi firmatari.

Analizzando il testo dell’accordo emergono due punti critici: il primo è quello attinente all’ISIS e al Fronte Nusra, settore fondamentalista separatosi dalla rete Al Quaeda ma che negli ultimi mesi combatteva insieme ai ribelli Siriani moderati con il sostegno degli USA. L’altro, è quello sulla conservazione dell’unità territoriale siriana. Infatti, la dichiarazione firmata da Mosca, Ankara e Teheran sottolinea la necessità di rispettare la sovranità, l’indipendenza e la coesione territoriale della Repubblica siriana attenendosi alla risoluzione 2254 del 2005 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e permettendo il libero acceso agli aiuti umanitari in tutto il paese. “La priorità non deve essere il cambiamento di regime, ma la sconfitta delle minacce terroristiche”, ha enfatizzato Lavrov. Nello stesso modo, Çavuşoğlu, Ministro degli Esteri della Turchia, ha dichiarato che il suo paese continuerà con le operazioni per liberare le città che si trovano sotto controllo jihadista ma le consegnerà alla popolazione locale. “Siamo contrari alla divisione del paese”, ha dichiarato Çavuşoğlu alla stampa.

Al di là del compromesso di separare le forze ribelli e i gruppi jihadisti, i firmatari dell’accordo tripartito sono disposti a sostenere un’intesa di pace tra il regime di Bashar al Assad e l’opposizione armata Siriana. Il primo passo concreto è stato l’operazione di evacuazione dei civili e dei combattenti ribelli di Aleppo, accordata da Mosca e Ankara, la quale è stata conclusa in maniera “eccellente”, secondo il Ministro degli Esteri Mohamad Yavad Zarif.

D’altra parte, l’Occidente e gli USA sono stati completamente esclusi dalle operazioni dopo il fallimento dell’ultima iniziativa di pace russo-statunitense, iniziata nel primo trimestre del 2016 con l’aiuto dei principali alleati, Damasco (Iran) e l’opposizione siriana (Turchia). Inoltre, gli USA non potranno assistere al prossimo giro di trattative di pace che si terrà ad Astana, capitale del Kazakistan, alleato chiave della Russia. Secondo il Ministro della Difesa Russo, Serguéi Shoigu, però, tutti i tentativi avanzati dagli USA erano destinati al fallimento poiché non hanno un’influenza territoriale reale. Il Presidente Turco, invece, è convinto che la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti ha fornito supporto bellico in territorio siriano a numerosi gruppi terroristici, tra i quali ISIS. Il portavoce di Washington, Mark Toner, si difende da queste accuse dichiarandole “ridicole e fuori luogo”.

 

Inoltre, la triplice alleanze indebolisce l’influenza geopolitica di Arabia Saudita e Qatar, i principali avversari di una soluzione pacifica alla crisi siriana. Infatti, la loro intromissione negli affari interni siriani si realizzava attraverso la Turchia, la quale, dopo aver firmato l’accordo con Mosca e Teheran, ha messo in chiaro che Riyad, capitale dell’Arabia Saudita, non dovrebbe più contare sul suo appoggio. Bisogna però ricordare un fattore critico: la probabilità che con la perdita della Turchia come alleata dell’Arabia Saudita, questa cerchi d’influenzare indirettamente la questione siriana attraverso altri attori regionali come la Giordania, paese confinante con la Siria nel nord-est.

La triplice intesa sembra essere, dunque, il mezzo più efficace per la risoluzione di questa sanguinosa guerra civile che si protrae da più di sei anni. Il futuro siriano si trova nelle mani delle capacità decisionali, diplomatiche e logico-strategiche dei “registi” politici regionali. Dobbiamo soltanto aspettare per vedere come si conclude questa vicenda così complessa.

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