Crollo e Sopravvivenza del Partito Comunista, Il modello Cinese ed il modello Russo a Confronto

Di Valentina Romoli

Cercando di analizzare storicamente i più importanti regimi comunisti della storia non si può non rivolgersi alle due realtà che hanno più di tutte, ed anche grazie a tale credo politico, cambiato gli equilibri del sistema internazionale ossia: la Repubblica Popolare Cinese (PRC) e l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS). Malgrado entrambe le potenze nucleari venissero dalla medesima tradizione politica le differenze che le hanno caratterizzato sono molteplici e coprirono vari campi: economico, militare e amministrativo, giusto per citarne alcuni.

Tra queste discrepanze quella più palese risiede nel fatto che il comunismo cinese, malgrado la sua pesante trasformazione negli anni 80, che lo ha portato ad un spostamento verso il socialismo di mercato e alla possibilità, quindi, di adattarsi con più facilità ad un rinnovato assetto economico-internazionale; gode ad oggi di ottima salute. Mentre la sua controparte sovietica è crollata sotto il peso: della propria immobilità, di un disastroso errore di calcolo riguardate il sentimento di unità nazionale, la mancata coesione del blocco ed ovviamente della presenza di un leader che ha infine supportato più le democrazie occidentali che il comunismo; già da 27 anni.

Prima di analizzare come il partito comunista sia caduto a Mosca e sia fiorito a Pechino, si deve guardare a come i due sono giunti al potere. Mentre la Cina ha avuto una rivolta storica appoggiata dalle masse, cioè in larga maggioranza dai contadini, per quanto riguarda l’Unione Sovietica si è assistito ad una rivoluzione sostenuta dalla maggior parte degli operai ma non dalla popolazione rurale. Il 1 Ottobre 1949 è la data in cui il partito comunista sale ufficialmente al potere in Cina, supportato, nel lungo periodo che lo ha portato da movimento di nicchia a onda rivoluzionaria proprio, dalle masse analfabete, nelle quali il partito alimentava il sentimento: “Of belonging and of having a stake in government”. Il modo in cui il Partito comunista dell’Unione Sovietica prese il potere fu, invece, caratterizzato da un approccio, si può dire, meno emotivo rispetto al modo in cui i cinesi operarono. È necessario, infatti ricordare, che nella maggior parte dei casi, coloro che erano contro l’Impero zarista erano in gran parte cittadini appartenenti alle classi più alte della popolazione, ed in gran parte scolarizzati dalle istituzioni russe di istruzione superiore negli anni 60 del diciannovesimo secolo. A differenza della Cina, quindi, la maggior parte dei cittadini non venne coinvolta nel processo che portò il Partito Comunista al potere nel 1917. Molti storici hanno sostenuto la Rivoluzione d’Ottobre non sia stato altro che un involuzione nel processo di democratizzazione dello stato e che, per prima cosa, non avrebbe mai dovuto evolversi in un regime comunista. Oltre al modo indiretto con il quale i bolscevichi sono saliti al potere in quella che sarebbe, di lì a poco divenuta, l’URSS, la sua caduta può anche essere contribuito alla incapacità dell’Unione Sovietica di creare una forte identità nazionale.

A fronte di un similare problema, ossia il governare un immenso stato con al suo interno diverse popolazioni, che l‘establishment sovietico che non è riuscito a risolvere, i cinesi usarono la loro mentalità inclusiva e l’ideologia del Confucianesimo per creare una identità nazionale sotto la quale chiunque si sentisse rappresentato. Malgrado la presenza nella nazione asiatica di uno svariato numero di gruppi appartenenti a minoranze etniche, tra i quali vanno sicuramente menzionate le tradizionali enclavi di popolazioni mongole, uigure e tibetane presenti da secoli nel territorio, il governo cinese è stato in grado di mantenere tutte queste etnie sotto un’unica ideologia, grazie anche al fatto che questa frammentazione è riconosciuta dalla Repubblica Popolare Cinese la quale afferma che la Cina è uno stato multi-etnico. Mentre ciò che l’Unione Sovietica ha tentato di raggiungere era una identità nazionale, la quale non tenesse presente le divisioni etniche, basata sul presupposto di rivolgersi ad una popolazione già unità e appartenente ad un’unica classe sociale: quella del proletariato. E piuttosto che riconoscere la presenza di varie enclavi etniche sul proprio territorio, così come fece Pechino, Mosca respinse le proprie differenze interne ed implementò un programma statale volto a trasformare tutte le popolazioni non russe all’interno del territorio in cittadini dell’Unione che come tali rispondevano all’ identità del proletario.

Anche se l’URSS non fu in grado di creare una chiara identità nazionale, e il Partito comunista non godette del consenso della maggioranza appena giunto al potere, gli eventi chiave che hanno portato alla caduta e alla, contemporanea, sopravvivenza del comunismo in Cina sono state le riforme apportate dai rispettivi governi negli anni 80 dello scorso secolo, e la popolarità del partito stesso. Si può osservare, infatti, che Michail Gorbaciov e le sue più importanti riforme politiche, Perestroika e Glasnost, si mostrarono fallimentari all’interno dell’Unione, mentre, la Cina fioriva sotto le riforme di Deng Xiaoping. La fondamentale differenza nella stagione riformistica intrapresa da entrambi gli stati sta nel fatto che Pechino ha posto il suo interesse primario nel rinnovo economico, piuttosto che sulle riforme politiche. Il concetto che venne seguito si basava sull’ idea che, una volta che l’economia si fosse stabilizzata, si poteva intraprendere la stagione delle riforme del settore politico. Il sistema che venne proposto ed implementato, ossia l’apertura parziale dei mercati interni al commercio internazionale non ha solo ha creato le basi per la nascita della superpotenza commerciale che la PRC è oggi ma ha anche aperto alla possibilità di riforme del Partito senza intaccarne la popolarità. Questo duplice scopo non solo sottolinea il senso di orgoglio i cinesi hanno per il loro paese, ma sottolinea indirettamente anche un difetto del modello sovietico, nel quale perfino Gorbaciov pareva aver perso la propria fedeltà al partito comunista.

È innegabile il fatto che ci siano stati moltissimi fattori che hanno contribuito alla caduta del comunismo in Unione Sovietica, ma si può dire che uno dei principali risiedeva nel fatto che nel corso degli anni 80 esso aveva perso la propria capacità di affascinare la mente ed i cuori non solo dei partiti comunisti di tutto il globo, ma soprattutto della propria popolazione; cosa che non avvenne, e al momento non è ancora avvenuta in Cina, e che ha largamente contribuito alla sopravvivenza di tale sistema politico in Cina.

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