Guardia Costiera giapponese – potenziamento della sorveglianza delle isole Senkaku nel 2017

Di Elvio rotondo

La Guardia Costiera giapponese (JCG), alle dipendenze del Ministero delle infrastrutture e trasporti, è stata creata nel 1948 sul modello della Guardia Costiera degli Stati Uniti. La sua missione ha sempre riguardato questioni di sicurezza nazionale, come le incursioni in acque giapponesi, in particolare da parte di pescherecci e navi governative nordcoreane e cinesi, che diventano sempre più frequenti. Dal 2000, alla Guardia Costiera giapponese è stato consentito, in determinate condizioni, di fermare le navi sospette utilizzando fuoco diretto. Questo ha portato alcuni esperti, come Richard Samuels, a descrivere la JCG come il “quarto componente delle forze armate giapponesi.”

C’è una chiara divisione dei ruoli tra la JCG e la JMSDF (Japan Maritime Self-Defense Force), ma con un precoce coinvolgimento di questi ultimi si garantirebbe un maggiore effetto deterrente e una risposta più rapida e coerente in caso di intrusione.

Lo status, la missione, il budget e le capacità della Guardia Costiera giapponese sono chiaramente distinti da quelli della JMSDF. Le Forze di Auto-Difesa Marittime Giapponesi hanno il compito di difendere le acque territoriali e sono impegnate nelle operazioni non belligeranti overseas, hanno un budget di 1.200 miliardi di Yen (9.9 miliardi di dollari), più di 5 volte il budget della Guardia Costiera e include 45.500 persone contro le circa 13.000 della Guardia Costiera. (Secondo un articolo del Maritime Awareness Project, quando il JCG non può gestire una situazione di zona grigia, il JMSDF può essere inviato come supporto.)

Il 22 dicembre dello scorso anno, il Consiglio dei Ministri del Giappone, secondo quanto riportato dal Japan Times, ha approvato un draft per la Guardia Costiera giapponese che porterà all’intensificazione del pattugliamento nelle vicinanze delle isole contese Senkaku, destinando a questo scopo il 27 per cento del suo budget del 2017.

Le isole disabitate sono state a lungo amministrate dal Giappone, ma sono rivendicate dalla Cina (come Diaoyu) e da Taiwan (come Tiaoyutai).

Secondo il Ministero degli Affari Esteri del Giappone,nel 1971, dopo che, nel 1968, la Commissione Economica delle Nazioni Unite per l’Asia e l’Estremo Oriente (ECAFE) ebbe condotto un’indagine accademica che rivelò la possibile esistenza di risorse petrolifere nel Mare Cinese Orientale, il governo della Cina e le autorità di Taiwan cominciarono ad avanzare formalmente le proprie rivendicazioni circa la “sovranità territoriale” sulle Isole Senkaku. Prima di allora non erano state in nessun modo sollevate da parte di alcuno stato o regione obiezioni in merito alla sovranità del Giappone sulle Isole Senkaku.

Dal 2012 le isole sono state al centro di uno scontro diplomatico, quando il Giappone nel settembre dello stesso anno decise di acquistare tre isole delle Senkaku (Uotsuri, Kitakojima e Minamikojima) e di acquisirne la proprietà da un privato cittadino, nel quadro del diritto civile nazionale. Negli ultimi anni, la Cina ha, di fatto, effettuato incursioni nei mari circostanti, intraprendendo azioni provocatorie attorno alle Isole Senkaku. Pechino sta mettendo regolarmente a dura prova il controllo della sovranità delle isole Senkaku inviando imbarcazioni nelle acque territoriali giapponesi e in zone contigue. Navi e aerei di routine di entrambi i paesi s’incrociano intorno alla zona, sollevando preoccupazioni circa possibili collisioni o altri incidenti che potrebbero creare ulteriori attriti tra i due paesi. La Cina ha incluso le isole Sekaku/Diaoyu nella zona di identificazione per la difesa aerea e ha aumentato la presenza militare nell’area.

La Guardia Costiera del Giappone ha un budget di 210.6 miliardi di Yen per l’anno fiscale 2017, e 57.8 miliardi saranno spesi per migliorare la sorveglianza principalmente nelle acque nei pressi delle isole remote.

I funzionari di governo hanno riferito che i piani prevederebbero anche la costruzione di un’altra portaelicotteri e un di un’altra grande nave per il pattugliamento.

Il bilancio aiuterà la guardia costiera giapponese a realizzare il suo piano di aumento della flotta portando il numero di motovedette per il pattugliamento a 142 entro la fine dell’anno fiscale 2020, dalle 128 della fine dell’anno fiscale 2015.

Il primo ministro Shinzo Abe ha detto ai suoi ministri, il 21 dicembre scorso, che il Giappone ha bisogno di “rafforzare sostanzialmente la struttura e le capacità” della Guardia Costiera giapponese. “Noi cominceremo urgentemente a rafforzare la struttura della sicurezza marittima”.

Abe ha riferito che il nuovo bilancio coprirà anche i costi di installazione di dispositivi di trasmissione video su navi dedicate al pattugliamento delle Senkaku e rafforzare la sorveglianza marittima e altre misure.

L’incremento della potenza militare cinese e il suo ammodernamento sono fonte di preoccupazione per il Giappone, nel solo 2016, le navi cinesi hanno fatto 35 incursioni in acque vicino alle isole Senkaku. Anche con un aumento di spesa, le forze della Guardia Costiera giapponese faticheranno a tenere il passo con le incursioni della Guardia Costiera cinese, e dovranno coinvolgere le Forze di Auto-Difesa Marittime giapponesi nel pattugliamento.

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