Russia e Azerbaijan: tentativi di buon vicinato tra cooperazione e conflitto di interessi

di Massimiliano Nicolosi

A partire dalla fine dell’epoca sovietica, il rapporto tra la Federazione Russa e l’Azerbaijan ha avuto un sviluppo alquanto contraddittorio, tenendo conto delle diverse forme di collaborazione tra i due paesi in ambito economico, sulla sicurezza e nella questione del Nagorno-Karabakh. A buone forme di cooperazione in ambito militare, così come ai rapporti amichevoli dei due Presidenti, Putin e Aliyev, si contrappongono invece alcuni conflitti di forte interesse, relativi al campo energetico e alla possibile concorrenza di Baku con Mosca nel mercato mondiale dell’energia. A queste vanno aggiunte alcune sporadiche manifestazioni del malcontento azero nei confronti del Cremlino per l’irrisolta questione dell’auto proclamata Repubblica del Nagorno-Karabakh.

Con lo smantellamento dell’Unione sovietica, l’Azerbaijan ha intrapreso in politica estera la strada di una maggiore indipendenza da Mosca alla ricerca di una propria autonoma, nonostante una sua collocazione all’interno del panorama internazionale, con connessi rischi e benefici. Questi ultimi dovuti alla conclusione dei rapporti politici con Mosca; mentre i rischi connessi all’annullamento di alcune garanzie che proprio Mosca era stata capace di offrire, come il controllo e il mantenimento dell’ordine fra le diverse nazionalità, tema delicato proprio nel Caucaso meridionale.

Negli ultimi anni la collaborazione militare tra i due Paesi ha subito un aumento che ha permesso all’export russo di raggiungere l’ 85% del totale di acquisti di materiale bellico da parte del governo di Baku nel periodo compreso tra il 2010 e il 2015.

Nonostante i tagli effettuati al budget del settore militare nel 2016 e quelli previsti per il 2017, da metà anni novanta la spesa militare azera è stata sempre crescente, e insieme alle importazioni di armi russe, è stata sempre stimolata secondo il presidente Aliyev dalla volontà di risolvere la disputa sul Nagorno-Karabakh e lo stato di guerra con l’Armenia. Su questo versante invece, la Russia non si è mai sbilanciata veramente nell’appoggiare le rivendicazioni di Baku; anzi, da un lato Mosca gioca un ruolo di promotore della pace, dall’altro lato ha continuato (e prosegue tuttora) a fornire materiale bellico a entrambi i contendenti, mantenendosi in una posizione terza che ha creato negli anni un invariato status quo, tanto da definire il conflitto come “congelato”. Inoltre, l’Armenia è un Paese strategicamente importante nei piani geopolitici della Russia, poiché separa quest’ultima dall’area NATO (ovvero la Turchia) e anche per questo Erevan è l’unico Paese del Caucaso meridionale a far parte dell’Organizzazione del Trattato di sicurezza Collettiva (CSTO), e ospita truppe russe all’interno dei confini nazionali, presso la base militare di Gyumri.

Nonostante alcune voci di protesta provenienti da Baku riguardo alla controversia con l’Armenia, i rapporti tra i due paesi sono tuttora stabili. Oltre alle già citate forme di cooperazione, la collaborazione con Mosca coinvolge anche altri settori, come quello energetico e quello della lotta al fondamentalismo islamico nel nord del Caucaso. Il Presidente azero Aliyev, che ha ricevuto il supporto della leadership russa nelle ultime elezioni presidenziali, si trova nella posizione di dover mantenere rapporti amichevoli con la Russia di Putin per evitare squilibri nello scacchiere caucasico capaci di danneggiarlo, e allo stesso tempo assicurarsi una distanza di sicurezza dal vicino russo per mantenere una certo grado di autonomia in politica estera. Da questo punto di vista l’avvicinamento alla Turchia di Erdogan, soprattutto quando i rapporti di quest’ultimo con Mosca si sono fatti  critici ad intermittenza per tutto il 2016, deriva dalla volontà di ritagliarsi una libertà di azione in politica estera, oltre che da motivi di contiguità etnica e culturale con la popolazione turca.

Ci sono poi motivi di competizione e conflitti di interesse tra Azerbaijan e Russia che coinvolgono il settore energetico e in particolare quello del mercato mondiale degli idrocarburi.  A partire dal “contratto del secolo” stipulato dal governo azero e 11 multinazionali petrolifere occidentali nel 1994 finalizzato allo sfruttamento di alcuni importanti giacimenti in territorio azero, si è aperta una partita energetica tra Mosca e Baku per accaparrarsi il ruolo di miglior partner dei i Paesi occidentali, e l’Europa soprattutto, nella vendita di idrocarburi. Già diversi passi avanti sono stati fatti nei confronti del potenziale energetico dell’Azerbaijan. I Paesi europei continuano a importare energia dalla Russia, che rappresenta il principale fornitore, ma hanno trovato in Baku un importante attore con cui dialogare per poter diversificare la provenienza di quelle materie fondamentali al proprio approvvigionamento energetico.

La sfida energetica è oggi quanto mai aperta. Se le pipeline TANAP (Trans-Anatolian Gas Pipeline) e TAP (Trans Adriatic Pipeline), già costruite e parzialmente funzionanti condurranno alla collaborazione di Baku con Ankara, la Russia, dopo l’abbandono della South Stream nei Balcani orientali, ha rilanciato, anch’essa insieme a Erdogan, lo scorso ottobre, il progetto del Turkish Stream. Già proposto nel 2014, l’idea di costruire questo nuovo gasdotto è stata presa nuovamente in considerazione dai due presidenti Putin e Erdogan alla fine dello scorso anno, e proprio in questi giorni ne è sotto esame la ratifica alla Duma. L’obiettivo è quello di collegare Russia e Turchia passando sotto il Mar Nero e rifornire il mercato europeo, nonché quello di creare un’alternativa al gas che transita per l’Ucraina.

Altro scopo è quello invece di combattere la concorrenza azera del TANAP e del TAP, in modo da mantenere il primato di principale fornitore di energia per i Paesi europei.

Fino ad ora, la concorrenza in campo energetico non ha ostacolato altre forme di collaborazione tra Russia e Azerbaijan. Il settore chiave in cui è massima la cooperazione tra i due Paesi rimane quello della difesa e della sicurezza. Rimane invece “congelato” e in una fase di stallo il rapporto riguardante la questione del Nagorno-Karabakh. Le posizioni rimangono cristallizzate: ufficialmente la posizione russa è tesa a raggiungere un accordo seguendo le operazioni dell’OSCE a Minsk. Allo stesso tempo, tuttavia, Mosca continua a fornire assistenza a entrambe le parti e gradisce mantenere una posizione terza. Il governo azero invece mantiene una posizione molto scettica nei confronti del gruppo di Minsk e sul ruolo di mediazione della stessa Russia.

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