Il sistema politico cinese

BEIJING, CHINA – NOVEMBER 08: Chinese President Hu Jintao speaks during the opening session of the 18th Communist Party Congress held at the Great Hall of the People on November 8, 2012 in Beijing, China.The Communist Party Congress will convene from November 8-14 and will determine the party’s next leaders. (Photo by Lintao Zhang/Getty Images)

Di Valentina Romoli

La percezione che l’Occidente ha del Sistema Politico della Repubblica Popolare Cinese, unica potenza comunista del G20, è quella di un’organizzazione oppressiva, che domina pienamente sia lo stato che la società del gigante asiatico, e, soprattutto, impegnata a mantenere il proprio monopolio sul potere statuale, mal tollerando, per questo motivo, qualsiasi forma di opposizione interna.

Tuttavia un’analisi più approfondita svela una realtà meno monolitica e rigidamente gerarchica di quanto si possa credere. A oggi scontri tra Ministeri e Istituzioni che rappresentano interessi diversi sono la normalità ad ogni livello del sistema statuale, tale divisioni si manifestano internamente, sia del Comunist Party’s Politburo Standing Comittee, che del Central Politburo of the Comunist Party of China, tra Ministri e Governatori delle provincie, che burocraticamente possiedono lo stesso grado gerarchico, e soprattutto tra i militari ed il Ministero degli Esteri che si trovano spesso su posizioni opposte. Inoltre come parte di una tendenza di modesta pluralizzazione politica, altri attori sono sempre più in grado di influenzare i dibattiti interni. Tali figure, che possono unire le proprie forze per promuovere cause particolari, si compongono sempre più da diverse tipologie di manifestazioni: media, micro-blogger, aziende statali e private, istituti ufficiali e semi-ufficiali di ricerca, docenti universitari, associazioni ufficialmente sponsorizzato e società, e soprattutto organizzazioni non governative.

Malgrado queste aperture molti analisti continuano ad interrogarsi sulla sostenibilità del sistema in questione, nel quale il partito rimane al di sopra della legge, la politica portata avanti dalla sua leadership è un buco nero, mentre la società civile ed alcuni diritti fondamentali quali quello alla libertà di parola e quello di associazione sono gravemente limitati.

Mentre era in carica, il precedente premier cinese, Wen Jiabao, ha chiesto riforme politiche, compresa la riforma del sistema di leadership del Partito e dello Stato, avvertendo che, Without the success of political structural reform, it is impossible for us to fully institute economic structural reform. The gains we have made in reform and development may be lost, new problems that have cropped up in China’s society cannot be fundamentally resolved and such historical tragedy as the Cultural Revolution may happen again.”. Wen non ha mai elaborato ulteriormente su che tipo di riforma politica egli sperasse di vedere o di ispirare nel proprio paese.

Per quanto riguarda l’attuale Segretario Generale del Partito Comunista, nonché presidente dello Stato, Xi Jinping, egli si è dimostrato ambiguo verso queste riforme, in quanto se da una parte ha sollevato le speranze per un cambiamento nel rapporto del partito comunista con la legge quando, nel dicembre del 2012, ha chiamato all’implementazione della Costituzione di Stato dichiarando che: No organization or individual has the special right to overstep the Constitution and law, and any violation of the Constitution and the law must be investigated.”. Nel Gennaio 2013 ha, invece, spronato i membri delle organizzazioni interne al partito a non rispondere alla carta costituzionale ma, bensì, alla Costituzione del Partito Comunista.

Seguendo le sue radici leniniste, il partito domina lo Stato e la Nazione, basando il proprio potere su quattro pilastri principali: il controllo su di un esercito, l’Esercito di Liberazione Popolare, che conta circa 2,25 milioni di persone, su una forza paramilitare pari a 1,5 milioni di cittadini, la Polizia Armata del Popolo, più altri 800 mila appartenenti alle forze di sicurezza interna; il controllo delle nomine del personale in tutte le istituzioni pubbliche, civili e militari; il controllo dei mezzi di comunicazione; e il suo controllo sul potere giudiziario e sull’apparato di giustizia interna.

La Costituzione dello Stato, adottata, nel 1982, sei anni dopo la morte di Mao Zedong, descrive il corpo legislativo unicamerale del paese, il Congresso nazionale del popolo, come il più alto organo del potere statale, in quanto sorveglia l’esecuzione, l’adozione e la modificazione delle leggi; la ratificazione e l’abrogazione dei trattati; l’approvazione il budget e piani per lo sviluppo economico, sociale e nazionale dello Stato; la messa sotto accusa di alti funzionari dello Stato e della magistratura; ed, infine, la supervisione del lavoro del Consiglio di Stato, della Commissione Militare Centrale dello Stato, della Corte Suprema del Popolo, e della Procura Suprema del Popolo. In realtà, però, la NPC esercita molti di questi poteri solo nominalmente. La causa principale della sua debolezza è data dall’ingerenza del partito, questo è evidente nel processo d’elezione degli alti funzionari statali quali: il presidente, il vice presidente, e presidente della Commissione militare centrale dello Stato, ruolo che spetterebbe al Congresso me che, in realtà, è ricoperto dal partito. Le proposte di riforma politica hanno spesso implicato la possibilità di far svolgere al NPC il ruolo previsto per essa dalla costituzione. Tali proposte si sono concentrate, per esempio, sulla necessità di far rispettare la costituzione dello stato con la creazione di un comitato dedicato sotto la NPC volto a rivedere le leggi approvate a livello nazionale nel rispetto della costituzione.

Anche se la Cina è effettivamente uno stato monopartitico, esistono diverse coalizioni, fazioni, e circoscrizioni all’interno del sistema politico. Tutoraggio politico, luogo di nascita, le affiliazioni familiari, e la storia comune di istruzione o di lavoro possono portare gli individui a formare alleanze politiche. L’ex Segretario Generale del Partito Jiang Zemin, per esempio, era noto per la propensione a fare affidamento su un gruppo di funzionari che aveva conosciuto nei suoi giorni come Sindaco e poi Segretario del partito di Shanghai, che condividevano il suo interesse per la crescita economica veloce e l’abbattimento delle barriere ideologiche alla crescita del settore privato. Jiang che malgrado il pensionamento, è stato uno dei protagonisti del 18° Congresso Nazionale del Partito Comunista nel mese di Novembre 2012, ed ha avuto un ruolo importante nel plasmare il nuovo Comitato permanente del Politburo che è emerso dal Congresso. All’interno dello stesso l’uscente Segretario Generale del Partito Hu Jintao, da parte sua, ha promosso una serie di funzionari che, come lui, avevano lavorato per la Lega della Gioventù Comunista. Sempre più spesso, analisti osservano la dura concorrenza che all’interno del Partito e dello Stato avviene tra fazioni interne agli stessi, malgrado l’aspetto monolitico della Nazione Asiatica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

undici + quattro =