In Europa rinascono i nazionalismi

Di Valeria Fraquelli

Dopo il duro colpo della Brexit, decretata con la vittoria del “Leave” nel referendum del 23 giugno 2016, sembra che per l’Unione Europea i guai siano appena cominciati tra crisi migratoria e rinascita di partiti e movimenti nazionalisti che vorrebbero la fine del progetto comunitario in nome di una maggiore sovranità nazionale. Nessun analista politico si aspettava che i cittadini britannici scegliessero l’uscita dall’Unione Europea, eppure una mattina di fine giugno ci siamo svegliati tutti con la consapevolezza che alla grande maggioranza del popolo britannico questa Europa così come la conosciamo oggi non piaceva più, era percepita come una gabbia che impediva la realizzazione dei legittimi desideri di ogni popolo comandata da burocrati incapaci di capire i mille problemi quotidiani dei cittadini.

All’inizio un po’ tutti sono rimasti spiazzati e anche increduli di fronte a un evento che nelle intenzioni dei padri fondatori non sarebbe mai dovuto accadere: uno Stato membro che decide consapevolmente di abbandonare il progetto comunitario con un semplice referendum consultivo. Poco dopo anche in altri Paesi europei il nazionalismo ha ricominciato a prendere piede e i partiti che si dichiarano euroscettici hanno colto l’occasione per dimostrare ai loro detrattori che è possibile una nuova vita anche senza l’Europa e soprattutto anche senza la moneta unica.

Quello che gli euroscettici e i loro sostenitori contestano è il fatto che fino a oggi nelle questioni più importanti l’Unione Europea si è sempre dimostrata molto divisa al suo interno e incapace di trovare una seria soluzione comune ai problemi più urgenti come l’ondata migratoria e il pericolo del terrorismo internazionale, e questo ha spinto ogni Stato membro ad agire in ordine sparso secondo la volontà del singolo governo. Di fronte alla grande marea umana di migranti, ad esempio, le istituzioni comunitarie non sono riuscite a trovare una soluzione condivisa per fare fronte al problema e così alcuni Stati dell’Europa orientale hanno chiuso le frontiere ed eretto muri e barriere per impedire ai rifugiati di transitare sul loro territorio.

Proprio la crisi migratoria e gli attentati di matrice islamista che hanno insanguinato pesantemente alcune capitali europee come Parigi e Berlino hanno creato un clima di diffidenza e odio nei confronti dei migranti, che ha spinto molto in avanti il consenso per i partiti e i movimenti politici di ispirazione nazionalista che da sempre propongono la chiusura dei confini e respingimenti più facili. Mentre i leader delle più importanti cancellerie europee richiamano tutto il popolo agli alti ideali di amicizia, unità e fratellanza dei padri fondatori del progetto di Europa unita, i partiti nazionalisti guadagnano terreno e in molti Paesi le elezioni imminenti potrebbero vedere vincitori proprio gli euroscettici.

In Francia Marine Le Pen ha annunciato che in caso di vittoria il suo primo atto ufficiale sarà indire un referendum molto simile a quello britannico in cui i cittadini francesi dovranno esprimersi direttamente se vogliono restare o uscire definitivamente non solo dal progetto comunitario ma anche dall’Alleanza Atlantica. Il Front National, partito politico guidato dalla Le Pen, è in grande rialzo nei sondaggi e questo è il segno che anche i francesi vogliono cambiare l’Unione Europea e che non si sentono rappresentati e tutelati dalle istituzioni comunitarie.

Nella rigorosa Germania guidata dalla Cancelliera Angela Merkel il partito di estrema destra Alternativa per la Germania guidato dalla combattiva Frauke Petry si sta dimostrando in grado di insidiare il grande potere della Signora Merkel e potrebbe rivelarsi come la sorpresa delle prossime elezioni di settembre. La politica delle porte aperte della Cancelliera, se all’inizio era stata ben accetta dal popolo tedesco, ora appare a molti di loro come dannosa perché la convivenza con le migliaia di persone arrivate in Germania in cerca di asilo politico è sempre più difficile, e dopo l’attentato ai mercatini di Natale di Berlino i rifugiati di religione musulmana sono guardati con sospetto, come potenziali terroristi. Anche nella vicina Austria il partito nazionalista FPO ha dimostrato di essere abbastanza forte da competere per le cariche più importanti del Paese: l’anno scorso alle elezioni presidenziali si è compiuta la disfatta dei partiti tradizionali perché a contendersi l’altissima carica istituzionale c’erano Alexander Van Der Bellen, dei verdi, e Norbert Hofer, esponente dell’FPO. Il fatto che nelle ultime elezioni presidenziali abbia alla fine prevalso Van Der Bellen, anche se di poco, non vuole dire che per la formazione di Hofer i giochi siano chiusi perché l’anno prossimo in Austria ci saranno le elezioni per la scelta del nuovo Cancelliere e il partito di estrema destra ha concrete possibilità di vittoria.

Anche in Olanda il Partito delle libertà guidato dal carismatico leader Geert Wilders sta ottenendo un ampio consenso popolare proprio grazie alle sue posizioni dichiaratamente ostili alla permanenza del Paese nell’Unione Europea e all’immigrazione; attualmente questa formazione politica raccoglie un impressionante 25% dei consensi e potrebbe anche risultare vincitrice delle prossime elezioni.

In Italia la disaffezione dei cittadini nei confronti della classe politica tradizionale si è vista in occasione del referendum costituzionale dello scorso 4 dicembre, quando la schiacciante vittoria del “No” ha costretto il governo alle dimissioni. La Lega di Matteo Salvini sta rapidamente guadagnando consensi per la sua ferma opposizione all’immigrazione e alla moneta unica: anche nel nostro Paese la stragrande maggioranza dei cittadini vede la presenza dei rifugiati sul territorio come un problema e una minaccia per la sicurezza, e le istituzioni europee sono percepite come lontane e inadeguate a dare risposte concrete alle istanze dei cittadini.

Fino a quando l’Unione Europea non riuscirà a cambiare e a diventare in qualche modo più attenta alle reali esigenze dei cittadini i partiti nazionalisti e populisti prenderanno sempre più piede e per il progetto comunitario potrebbe essere davvero la fine.

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